Digital Tea: brandpolitik

Dopo il 2 giugno, a seguito dell’uccisione di George Floyd, i brand hanno preso posizione e dato vita alla campagna “Stop hate for profit” che si pone l’obiettivo di portare gli inserzionisti a sospendere temporaneamente la pubblicità da Facebook, in modo da convincere Mark Zuckerberg a prendere contromisure efficaci per limitare i contenuti di odio, razzismo e violenza sulle pagine del suo social media.

Un’azione forte, o almeno fatta da chi ha grande potere contrattuale.

Proviamo a raccontarla, con numeri alla mano, nel Digital Tea #7, la nostra chiacchierata settimanale su marketing e comunicazione digitale.

Prendendoci un virtuale tè, abbiamo ripercorso la vicenda dai fatti iniziali per provare a capire quale sia il reale impatto in termini economici sul social media in blu, ma abbiamo anche cercato di andare più in profondità, chiedendoci la fatidica domanda che ogni giornalista/studente/cittadino dovrebbe farsi davanti ai fatti di cronaca (e non solo): perché?

O meglio: al di là del fatto in sé che grandissime aziende hanno disinvestito fortissime somme di denaro dallo spending media su Facebook, quali sono le motivazioni?

La battaglia ha un nobile ideale, ma siamo sicuri che l’obiettivo sia uno solo? Aiutare Facebook ad essere migliore verso se stesso e verso il mondo?

Siamo onesti…

A ben guardare, questa ribellione si presta a perseguire più obiettivi: dalla protezione del brand che non tiene affatto a far apparire le sue sponsorizzazioni vicino a contenuti aggressivi, per proseguire con alti obiettivi di CSR, fino un beneficio derivato: riprendersi ciò che è loro, i fan, la visibilità organica, spazi sempre più erosi da Facebook che li restringe chiedendo in cambio investimenti sempre più grandi.

Chiariamoci: non stiamo dicendo che la campagna Stop hate for profit sia tutto un grande stratagemma per secondi fini. No.

Stiamo solo sviscerando la questione per non fermarci alla superficie e cercare di capire cosa abbia potuto generare così tanto movimento.

Se siete curiosi di questa piccola indagine, unitevi pure con i vostri indizi i vostri suggerimenti. Noi siamo partiti da qui…

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È un modo per raggiungere l’immortalità.

Tenzin Gyatso, 14esimo Dalai Lama
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