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Non capita tutti i giorni di parlare con un professionista come Giorgio Gandellini. Una persona con oltre 40 anni di esperienza business prima in posizioni manageriali per aziende multinazionali e poi in formazione e consulenza, che lo ha portato a seguire progetti in più di 30 paesi

In questa intervista abbiamo cercato di sfruttare questo suo background per mettere a fuoco le differenze di carattere culturale tra l’Italia e i paesi esteri.

Lavorando moltissimo con manager, futuri imprenditori e startupper, Giorgio non può fare a meno di notare, nonostante l’entusiasmo, la prontezza e la motivazione, le grandi differenze esistenti con gli omologhi di altri paesi come gli Stati Uniti, la Francia e la Germania. 

In particolare, ha notato ad esempio che in generale in Italia un tool come Excel si usa solo per fare conti e non, invece, come strumento di cristallizzazione dei processi decisionali, di analisi e di interpretazione dei dati. Excel infatti è prima di tutto uno strumento di decision making, nel quale è possibile costruire modelli che aiutano a chiarirsi le idee sulla relazione tra decisioni e risultati, non una calcolatrice “on steroids”. 

Quello che manca è la cultura del dato e della misurazione, la sensibilità a ricostruire le relazioni causa-effetto per aumentare la possibilità di controllo delle variabili e dei processi di business più importanti. E quindi si creano paradossi come quello per cui da un lato abbiamo un mercato che per stare al passo con la concorrenza internazionale tira su temi come i Big Data e l’Industria 4.0 mentre dall’altra abbiamo migliaia di PMI che non hanno nemmeno a disposizione un CRM per lavorare su dati molto semplici ma in grado di aiutare manager e imprenditori a tenere sotto controllo i processi chiave.

Il tema principale è la consapevolezza dell’importanza di certi argomenti e questo si riscontra non solo in termini di dati e tecniche quantitative ma anche ad esempio in termini di orientamento al mercato. Noi italiani siamo bravissimi a realizzare prodotti eccellenti ma poi siamo portati a pensare che il mercato non potrà fare a meno di desiderarli, e invece non è così. Le dinamiche di mercato sono sempre più complesse e la sola eccellenza di prodotto, se pur importante, non è più sufficiente, se mai lo è stata.

Proprio per tentare di dare una risposta a questa esigenza latente Giorgio è stato a capo del gruppo di lavoro che ha prodotto la Prassi di Riferimento sull’Orientamento al Mercato per le Organizzazioni Profit e Non Profit, promossa da AISM e pubblicata da UNI alla fine dello scorso anno. Esiste infatti, ed è stata dimostrata da diversi studi, una correlazione positiva tra successo competitivo e livello di orientamento al mercato che può essere misurato con metodologie diverse e dovrebbe essere oggetto di attenzione da parte sia degli imprenditori che delle istituzioni.

Su questi temi Giorgio è particolarmente attivo, sia con Nestplan International la sua società di consulenza, che con la sua attività di docente e formatore, come come content creator per pubblicazioni come Marketing Mindset che ha fondato insieme ad Alfonso Pace e Virgilio Gay.