I progetti A-cube

Il modello A-cube è il modo in cui ci confrontiamo con le sfide che affrontiamo quotidianamente. Una sorta di roadmap che ci aiuta a comprendere i passi da compiere per ottenere i risultati; la giusta sequenza di azioni per raggiungere un obiettivo. La nostra bussola.

Crediamo fermamente nel potere dei modelli e nella loro capacità di orientare le attività di un’organizzazione. Il modello A-cube è un processo in 3 fasi. Sono molto semplici ma ci servono per avere sempre presente un percorso ideale, una mappa da seguire. Lo chiamiamo A-cube perché il nome di tutte e 3 le fasi di lavoro inizia con la A.

Fase 1: Awareness

La prima A è l’awareness, che significa consapevolezza.

Il primo passo quando si affronta un progetto di qualsiasi tipo, è raggiungere la consapevolezza del suo impatto sull’organizzazione che lo sta intraprendendo. A prescindere dalla complessità, sia del progetto che dell’organizzazione, occorre comprendere, prima di iniziare, qual è la portata del progetto stesso (project scope), quali sono le variabili connesse (costi, persone, risorse, stakeholder, tempi) e le interfacce da governare, soprattutto in termini di comunicazione, anche verso l’interno dell’organizzazione. Questa è una fase chiave ed è il motivo per cui l’approccio Warp prevede sempre di proporre al cliente una fase propedeutica di formazione e allineamento della struttura per creare il contesto e il clima ideali per l’innesto dei risultati del progetto. Tutte le aree dell’organizzazione coinvolte dal progetto dovranno comprendere non solo i vantaggi che deriveranno loro grazie alla realizzazione del progetto stesso, ma anche gli impegni che saranno loro richiesti per la sua realizzazione, perché è normale che questi impegni esistano.

Fase 2: Assessment

Il passo successivo consiste in una fase di valutazione (A come assessment) che investe sia la situazione di partenza, fondamentale per poter apprezzare i miglioramenti che la realizzazione del progetto genererà, sia la definizione dei KPI da monitorare in itinere e le metriche da utilizzare per capire se il progetto sta portando i risultati attesi. Per questo si potranno utilizzare tutti gli strumenti, e sono tanti oggi, in grado di generare dati relativamente alle variabili da tenere sotto controllo. Per quanto riguarda i progetti web che sono il nostro pane quotidiano, ci riferiamo soprattutto a strumenti come Google Analytics, Facebook Insights e le piattaforme analytics degli altri social media o quelle per il monitoraggio del web in generale. La cosa davvero importante è che il monitoraggio sia costante e riferito a dei benchmark ben definiti da individuare preventivamente. I nostri progetti prevedono sempre la definizione di un sistema di monitoraggio dei risultati generati.

Fase 3: Action

La terza A del nostro processo è la A di action.

Una volta costruita (o verificata) la consapevolezza della portata del progetto, e costruito il sistema di rilevazione dei progressi del progetto stesso, abbiamo tutti gli elementi per passare all’azione. Sappiamo benissimo che oggi la cosa più semplice è aprire un canale online e iniziare a popolarlo di contenuti. Ma se ciò deve far parte di un progetto, la cosa peggiore che si possa fare è iniziare senza aver affrontato le fasi 1 e 2. Lo studio e la realizzazione di campagne di online advertising, attività di ottimizzazione SEO, piani e calendari editoriali, devono far parte di un disegno più ampio e articolato. In questo modo l’organizzazione che li intraprende potrà trarre, dal loro contributo, risultati veramente utili.

Non stiamo affermando che non si possano intraprendere progetti incentrati solo sulla fase 3 (come fanno legittimamente molte delle aziende che abbiamo incontrato nella nostra attività), ma che essi, per quanto ci riguarda, contengono un forte elemento di rischio. Il rischio di generare risultati non allineati con le aspettative di una parte dell’organizzazione, o non dimostrabili al suo interno, perché troppo focalizzati sulla componente operativa, che è certamente importante, ma solo se parte di un progetto più articolato.

Un progetto A-cube, appunto.

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Tenzin Gyatso, 14esimo Dalai Lama