La Regione Lazio e il ransomware: è colpa di chi chi chi chi chichichirichi?

L'incidente che nei giorni scorsi ha bloccato i sistemi IT della Regione Lazio è un fatto capita sempre più spesso, da cigno nero si è trasformato quasi in routine. Possiamo ancora tollerare questa vulnerabilità e questa scarsa consapevolezza della sicurezza informatica? Possiamo ancora tollerare che proprio la PA abbia un simile livello di immaturità tecnologica?

L’incidente che nei giorni scorsi ha bloccato i sistemi IT della Regione Lazio è un fatto capita sempre più spesso, da cigno nero si è trasformato quasi in routine.

La Pubblica Amministrazione, in particolare, è diventata un bersaglio interessante e frequente per attacchi di vario genere, ma la comunicazione non pare essersi adeguata e continua a gestire la crisi continuando a cercare la falla del sistema, la causa ultima anziché l’origine del problema.

Come sintetizza Andrea Monti nel suo articolo su repubblica.it, “è colpa degli hacker e non delle scelte di progettazione dell’infrastruttura”.

Tuttavia forse siamo in tempi abbastanza maturi da non poterci più nascodere dietro la scusa dei cattivi della rete, della tecnologia che ci è avversa, dell’incidente che può capitare.
Negli ultimi anni, con un’accelerazione improvvisa, abbiamo affidato alla tecnologia gran parte della nostra vita professionale e privata: scuola, lavoro, medicina…


Possiamo ancora tollerare questa vulnerabilità e questa scarsa consapevolezza della sicurezza informatica?
Possiamo ancora tollerare che proprio la PA abbia un simile livello di immaturità tecnologica?


La risposta retorica è “no”, ma sarebbe interessante raccogliere soluzioni e ascoltare chi da anni lavora in questo campo, anche cercando nel profit e in altri settori, con una contaminazione di competenze che ormai è consueta in altre occasioni dello Stato.


Voi cosa ne pensate?

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Tenzin Gyatso, 14esimo Dalai Lama
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